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Le invasioni barbariche e la fine dell'Impero di Roma.

La rovina dell'Impero di Roma iniziata nella prima metà del III secolo fu ritardata dall'azione restauratrice di Diocleziano (284 - 385) e di Costantino (312 - 337).

Venuta meno l'unità romana e avviati a diversi destini l'Impero  d'Oriente e quello d'Occidente, si salvò soltanto il primo.

Il trionfo del Cristianesimo nel IV secolo modificò la struttura ideologica e politica dell'Impero che divenne romano-cristiano.

Dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476) alla scoperta dell'America (1492), l'Europa vive il proprio Medioevo durante il quale la società romano - barbarica visse un travaglio di enormi dimensioni da cui nacquero gli Stati nazionali.

La Chiesa romana stimolò e guidò quell'incontro tra romanizzati e barbari dal quale derivarono le nuove Nazioni.

 

La dominazione  dei  Longobardi, dei Franchi e il Papato.

Il contesto storico che vide nascere Catino e Poggio Catino è definito dalle vicende politiche della dominazione longobarda, di quella dei Franchi e dalla presenza  di un Papato che lentamente consolidava il proprio potere temporale.

I Longobardi invasero l'Italia dalle Alpi Giulie nel 568 d.C. guidati dal Re Alboino.

Originari della Scandinavia, tipici rappresentanti del germanesimo, provenienti dalla Romania (la provincia di Roma sulla destra del Danubio).

Alboino s'impadronì di Pavia dopo un lungo assedio e ne fece la capitale del Regno mentre i suoi compagni si sparsero nella Lombardia, nella Toscana stabilendosi come Duchi nelle terre conquistate. Ulteriori insediamenti furono il Ducato di Spoleto e quello di Benevento.

I Duchi, pur riconoscendo la formale dipendenza dalla Corte di Pavia, governarono  con una certa autonomia e rimasero sempre discretamente ribelli al governo centrale nonostante l'affiancamento dei Gastaldi come rappresentanti nei Ducati dell'autorità centrale.

La dominazione longobarda durò fino al 774 e fu caratterizzata da un primo periodo di violenta sovrapposizione dei vincitori sui vinti e da un secondo periodo di parziale integrazione nella superiore civiltà dei vinti.

Esisteva il Sacrum Palatium a Pavia, sede del regno. Era indiscusso il potere del Re in materia di guerra, di pace, alleanze, legislazione, di comando dell'esercito, d'imposizione ed esazione tributaria e di coniazione monetaria.

I Longobardi avevano sostituito il sistema provinciale romano (dodici Province) con una ripartizione più articolata del territorio conquistato: trentasei Ducati. Dux era il termine latino designante il capo di quei gruppi mobili e dinamici, le Farae,  che effettuavano servizi mercenari e spedizioni anche in lontane Regioni.  Le Farae erano gruppi numeramente contenuti di persone con solidi legami parentali quindi fortemente aggregate e costituirono le prime strutture sociali stabilmente insediate nel territorio.

Il potere dei Duchi assunse ben presto e poi mantenne una consistenza notevole non solo nei Ducati di maggiore estensione(Trentino, Friuli, Spoleto, Benevento). La carica di Duca conservò dovunque e fino alla fine carattere più di principe che non di alto ufficiale del Re con funzioni di organo esecutivo del potere centrale. I Duchi avevano la loro  forte base di potere nelle ricchezze familiari, nel comando delle milizie del Ducato, nell'esercizio di quei poteri amministrativi e giudiziari che la Corte regia non esercitava o riusciva ad esercitare. Assegnazioni di terre, di cariche per costituire, mantenere e rafforzare un proprio seguito diventano, sia da parte dei Re che dei Duchi, pratica usuale. Anche se non si tratta ancora di una gerarchia feudale è tuttavia una struttura che molto le somiglia.

L'invasione longobarda divise l'Italia in due parti - longobarda e bizantina - nettamente contrapposte per sovranità, legislazione e per condizioni di vita: rimanevano tra loro irriducibilmente nemici ma impotenti a sopraffarsi e quindi a ricomporre in qualche modo l'unità.

Tra queste forze contrapposte fu mediatore il più grande pontefice dell'Alto Medioevo,

Gregorio I° Magno ( 590 - 604 ). Per suo merito la Chiesa di Roma divenne anche politicamente l'autorità preminente nell'Italia divisa. Il suo più grande merito è quello di aver piegato la fierezza dei dominatori barbari e di aver preservato la ''Romanità'' da una completa rovina.

Sono aspetti essenziali di questa storia l'isolamento del Ducato romano (una sottile striscia di terra da Ravenna a Roma attraverso Perugia), l'inerzia dei governatori bizantini, l'iniziativa di Gregorio a supplirli nella difesa dagli attacchi longobardi. Con l'aiuto di Teodolinda, moglie del re Agilulfo,  Gregorio iniziò l'opera di conversione dei Longobardi.

Con la morte di Rotari si apre il periodo dell'anarchia(652 - 712) che vide i Duchi longobardi in posizione di forte ribellione verso il potere centrale di Pavia: il dualismo religioso diveniva dissidio politico e di potere tra la corte di Pavia, ormai decisamente cattolica, e i Duchi ancora fedeli all'Arianesimo. Sulla Corte  ebbero molta influenza i monasteri di recente formazione: Bobbio(612) nell'alta valle della Trebbia, Farfa e San Vincenzo al Volturno insediati ai confini del Regno come sentinelle avanzate della nazionalità longobarda. Farfa fronteggiava i bizantini del Ducato romano e San Vincenzo quelli del Ducato napoletano.  In queste Abbazie, alla luce di una cultura squisitamente latina, cominciarono ad avvicinarsi i Romani e i Longobardi elevandosi questi al livello di quelli.

Le influenze monastiche sulla Corte che aveva promosso quelle fondazioni fecero sì che si procedesse sulla via della conciliazione con i Bizantini e i Romani dirozzando i Longobardi e moderandone la primitiva irruenza.

Dovunque si stabilisse un monastero, questo era una vera fortuna per le popolazioni circostanti. Vi trovavano rifugio come in un luogo fortificato. In quei recessi i Monaci lavoravano secondo le loro personali attitudini: chi attendeva al culto, chi coltivava la terra, chi si dedicava all'insegnamento, chi a copiare i libri( la tecnica amanuense ha salvato dalla rovina e dall'oblio gran parte della cultura allora esistente).

L'impresa longobarda era destinata a fallire in quanto tentata troppo tardi quando cioè la conquista dell'Italia non era più una partita tra Longobardi e Bizantini ma comprometteva  nuovi e forti interessi: la tendenza autonomistica delle regioni bizantine e il temporalismo del Papa. Questi trovò il modo di liberarsi di entrambi chiedendo l'intervento dei Franchi.

Le spedizioni franche di Pipino contro Astolfo(754 e 756) e quelle di Carlo Magno contro Desiderio(774) portarono alla conseguenza della sconfitta dei Longobardi con la loro fine politica, la fondazione dello Stato della Chiesa e la sostituzione dei Franchi ai longobardi nel dominio dell'Italia.