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L'Abbazia di Farfa.
La storia di Catino e Poggio Catino è
profondamente legata a quella dell'Abbazia di Farfaper
motivi di natura politica, economica e culturale.
Conoscere la storia dell'Abbazia significa definire
meglio il contesto storico in cui certe realtà urbane ed
umane sono nate ed evolute.
Secondo l'anonimo autore del Libellus
Costructionis Farfensis, l'Abbazia fu costruita nel 550
sulle rovine di un tempio dedicato alla dea sabina
Vacuna da San Lorenzo Siro, un monaco orientale venuto
in Italia con la sorella Susanna e due compagni, Isacco
e Giovanni, durante la persecuzione dell'Imperatore
Anastasio I° (491 - 518 ). San Lorenzo fu dapprima
Vescovo a Spoleto poi passò a Cures e - secondo la
tradizione - fu anche vescovo a Forum Novum (Vescovio).
Fondò un edificio di culto cristiano e un primo Cenobio
sulle pendici del Monte Acuziano nella valle
attraversata dalle acque del torrente Farfa. Lasciata la
cattedra episcopale, si ritirò a vita monastica. Mori
nel 576.
L'Abbazia fu distrutta durante
l'invasione del territorio da parte del Longobardi e
ricostruita nel 703 dal Duca di Spoleto Faroaldo II° che
v'insediò un gruppo di monaci giunti dalla Savoia sotto
la guida dell'Abate Tommaso. Faroaldo pose in questo
modo l'Abbazia sotto la sua protezione.
Il Monastero si presenta all'inizio del
secolo VIII come una realtà storico - politica di grande
importanza situandosi in una posizione strategica ai
confini del Ducato di Spoleto verso i territori del
Papato. Durante il secolo VIII si formò il suo
patrimonio di terre e beni con donazioni private e
Conferme imperiali legando la sua storia ai più
significativi avvenimenti che si realizzarono nei
territori dell'Italia centrale, partecipe dei non sempre
facili rapporti tra i Duchi longobardi e il Papa, tra
quest'ultimo , i Re e i Duchi franchi poi.
Nel 774 avvenne la rottura tra Longobardi
e Franchi con le conseguenti azioni belliche che
coinvolsero lo stesso Papato. L'Abate Probato abbandonò
la tradizionale fedeltà al Duca di Spoleto e si schierò
dalla parte del Pontefice Adriano I° passando poi nel
775 sotto la protezione di Carlo Magno che concesse al
Monastero il ''Privilegio'' che lo sottraeva da ogni
potere sia civile che religioso e ne consacrava la
definitiva autonomia. La protezione imperiale dei
Franchi definì il momento del massimo splendore durante
il governo dell'Abate Ingoaldo.
Nel corso del IX secolo la sua presenza
s'imponeva in tutti i territori dell'Italia centrale con
una fitta maglia di CELLAE, CURTES e, più tardi, di
CASTRA che insieme ai FUNDUS, ai VICI, ai CASALIA
mostrano una organizzazione territoriale a carattere
prevalentemente agricolo sul piano economico e una
notevole consistenza politico-militare. Fu adottato un
sistema di conduzione enfiteutica il cui inizio risale
al governo dell'Abate Mauroaldo di Worms (790- 802 ). I
contratti - il primo risale al 792 - con i quali
venivano concessi i terreni per un lungo periodo di
tempo in cambio della loro coltivazione, del loro
miglioramento e del versamento di un canone all'Abbazia
erano regolarmente registrati come nella raccolta fatta
da Gregorio da Catino nell'XI secolo nel Liber
Largitorius.
Nell'anno 890 i Saraceni l'assediarono e
dopo sette anni l'Abate Pietro, nell'impossibilità di
continuare la difesa, abbandonò con i propri monaci il
complesso dividendo uomini e beni in tre parti. Un primo
gruppo si rifugiò a Roma, un secondo a Rieti e un terzo,
insieme all'Abate, raggiunse i propri possedimenti nella
Marca fermana(portando con sè l'archivio dell'Abbazia)
ospite prima nel Monastero di Sant'Ippolito poi in
quello di San Giovanni quindi sul Monte Matenano ove
provvide a fortificarsi nel Castello che più tardi, in
seguito alla traslocazione delle reliquie del martire di
Trebula Mutuesca ( Monteleone Sabino) ad opera
dell'Abate Ratfredo, assunse il nome di San Vittorio.
Con Ratfredo la comunità monastica tornò a Farfa e
questo evento segnò l'inizio dell'opera di ricostruzione
dell'Abbazia.
Iniziò anche il periodo della sua
decadenza: le lotte intestine nelle nomine e nei governi
abbaziali, l'impoverimento e il frazionamento dei beni
portarono il Monastero sempre più sotto l'influenza del
Papa e della grande aristocrazia romana: i Crescenzi,
Ottaviani, Stefaniani, i Savelli usurparono all'Abbazia
beni e Castelli. Nel 936 l'Abate Ratfredo morì
avvelenato dai monaci Campone e Ildebrando.
La successiva lotta tra costoro indusse
Alberico, principe di Roma, ad occupare con le sue
milizie l'Abbazia nel 947 e a cacciarne Campone.
La breve successione di Dagiperto(morì
avvelenato da un monaco), il tentativo di ritorno di
Campone segnarono pagine dolorose nella storia del
Cenobio farfense che trova invece nell'abate Giovanni
III - a partire dal 967 - un trentennio di saggio
governo. Il patrimonio viene ricostituito e l'Abbazia
ritorna a godere della protezione imperiale suggellata
dalla visita di Ottone III nel 996. Con il giovane
monaco Ugo succeduto a Giovanni III inizia la rinascita
del Cenobio.
Nel settembre del 999 l'Abbazia vide
riuniti il Pontefice Silvestro II e l'Imperatore Ottone
III che conferma e reintegra tutti i possedimenti
perduti e dispone che da quel momento l'Abate debba
essere eletto dai Monaci senza alcuna influenza esterna.
Tale rinascita si deve anche attribuire ad un altro
avvenimento: l'introduzione nel Monastero della riforma
Cluniacense - ratificata con il Costitutum Hugonis - che
si vuole legata alla visita di due monaci: Sant'Odilone
di Clunj e San Guglielmo di Digione. Il Borgo farfense,
sorto intorno all'Abbazia in seguito alla nuova
concezione monastica(legata più strettamente ad un
habitat cittadino) è forse da attribuirsi alla riforma
cluniacense. L'attività di Ugo a favore dell'Abbazia
durata per un quarantennio è testimoniata da ben
duecentoventi documenti raccolti nel Regesto. Il suo
nome è legato all'opera letteraria chelo vide cronista
dei momenti dolorosi del Cenobio con la composizione
della Desctructio Farfensis continuazione dell'anonima
Costructio.
La successione di Ugo morto nel Natale
del 1038 portò di nuovo l'Abbazia in attrito con
l'Imperatore ma la contesa fu di breve durata e terminò
con l'elezione da parte dei Monaci dell'abate Berardo
I°. Sotto il suo governo (1047 - 1089) il Monastero
riassunse di nuovo il ruolo di Abbazia Imperiale: il 6
Luglio 1060 la Chiesa rinnovata ricevette la
consacrazione del Pontefice Nicola II.
La storia del Monastero negli anni
seguenti è segnata ancora dalle conseguenze della lotta
tra Impero e Papato.
Nel 1122 si arriva al Concordato di Worms
che segnò la fine delle lotte per le investiture e
comportò anche il passaggio del Monastero farfense sotto
l'autorità pontificia e di fatto iniziò la sua
decadenza. Gli Abati vivevano ormai come signori
feudali, isolati nel loro palazzo, rappresentati nel
governo del Monastero da due priori e la vita del
Cenobio sembrava interessata unicamente alla conduzione
agricola della grande azienda.
Con la Bolla di Urbano IV nel 1261 il
Monastero con il clero e il popolo dipendente era
direttamente soggetto alla Santa Sede costituendo poi
una Diocesi a sè stante sotto il governo dell'Abate che
fungeva da Vescovo, Abate che continuerà ad essere
scelto dai Monaci ma che dovrà ricevere la conferma e la
consacrazione del Papa. La dipendenza diretta dalla
Santa Sede e il progressivo impoverimento della
situazione economica oltre
ai provvedimenti gravissimi come quello
della metà del XIV secolo con cui l'Abbazia venne
interdetta e l'Abate scomunicato per non aver pagato le
Decime dovute alla Camera Apostolica fino all'ingerenza
delle potenti famiglie dell'aristocrazia romana: sono la
testimonianza reale della definitiva decadenza.
Con l'avvento degli Orsini si chiude il
medioevo farfense e si apre l'epoca moderna caratte
rizzata dalla costruzione della nuova Chiesa consacrata
nel 1496 che determinò la distruzione della antica
Ecclesia Sanctae Mariae.
Nel 1546 gli Orsini perdettero la
Commenda di Farfa e nello stesso anno Paolo III nominò
Abate Ranuccio Farnese e succesivamente Alessandro
Farnese.
Nel 1589 Sisto V tolse all'Abbazia la
fondazione temporale e l'amministrazione dei beni
trasferendoli alla Camera Apostolica. Sotto il
pontificato di Urbano VIII la Commenda passò ai
Barberini con il Cardinale Francesco (1627) poi con il
Cardinale Carlo (1666) e l'ultimo commendatario fu il
Cardinale Francesco nel 1728. A lui successe il
Cardinale Federico Lante della Rovere(1744) quindi il
cardinale Antonio Lante: la carica di Abate si cumulò
con quella di vescovo della Sabina.
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