|
La società feudale ed i Comuni.
Un nuovo sistema politico si formò nel
periodo delle lotte dinastiche fra i discendenti di
Carlo Magno: il Feudalesimo.
I secoli IX e X sono caratterizzati da
questa nuova istituzione che modifica profondamente la
struttura politica e socio-economica dell'Europa e
dell'Italia. Si configura un nuovo paesaggio anche nel
senso proprio della parola. Le vecchie città romane sono
decadenti e spopolate, sorgono certe strane costruzioni
in cima alle alture o nascoste dentro strette valli: i
Castelli (Castra).
Abitano qui i signori feudali (Feudatari)
cioè l'aristocrazia terriera e guerriera che,
approfittando della debolezza dello Stato, hanno
usurpato ai loro sovrani quasi tutti i poteri. Sono i
padroni della terra, amministrano la giustizia,
riscuotono le tasse.
Si chiamano Feudatari dal nome del
territorio (Feudo) di cui sono diventati signori col
titolo di conte o marchese, titoli che ora hanno un
significato diverso da quello che ebbero
nell'ordinamento amministrativo di Carlo Magno(semplici
funzionari eletti, controllati e revocabili). Ora,
strappata ai Sovrani la concessione del territorio (
Investitura ), sono padroni assoluti del Feudo e lo
trasmettono ai discendenti senz'altro legame con
l'autorità concedente che un giuramento di fedeltà
spesso rinnegato. Scomparve definitivamente la piccola
proprietà e si formò il latifondo inteso come una
enorme concentrazione di terre in poche mani.
L'inquadramento delle aristocrazie terriere come
gerarchie politiche si verificò in forma definitiva
quando istituzioni tipicamente germaniche come il
BENEFICIO, il VASSALLAGGIO e l'IMMUNITA' si
concentrarono nel Feudatario Il beneficio rappresenta
l'elemento reale(la terra), il vassallaggio l'elemento
personale (il giuramento di fedeltà ed obbedienza),
l'immunità l'elemento giurisdizionale(diritto di
giustizia). Il Feudalesimo assetta la società in un
modo profondamente diverso per i vincoli di complessa
natura che uniscono il grande proprietario e la gente
sottoposta.
Si formano le grandi marche, governate
dai Marchesi che divennero una gerarchia più elevata dei
Conti e questi dipesero da quelli come i Marchesi dal
Re. A loro volta i Conti divisero i loro territori fra i
propri dipendenti (valvassori) delegando a costoro tutti
i poteri nelle rispettive circoscrizioni. Un ulteriore
frazionamento fatto dal valvassore era a beneficio del
Miles (cavaliere con obbligo militare) come ultimo
gradino della scala gerarchica feudale.
Al di sotto, tutta la massa dei sudditi
(sottoposti) ridotti a condizione servile.
L'ordinamento economico detto sistema
curtense s'imperniava sulla Curtis signorile che può
immaginarsi come una grande fattoria. Un'economia
agricola ampliata di quei mestieri che comunque avevano
attinenza con il lavoro dei campi e l'attività bellica.
Gli artigiani (ministeriales) si
ridussero a condizione quasi servile. La maggior parte
delle terre erano lavorate dai coloni con particolari
contratti ma tutti erano tenuti a prestazioni gratuite
(corvèes) in quella parte del fondo che il Signore
sfruttava per proprio conto (pars dominica).
Nelle Curtis si praticava ogni tipo di
coltura poichè, essendo cessati i commerci, occorreva
produrre sul posto quanto era necessario. La Curtis era
un'unità economica di produzione e di consumo senza
significativi scambi con i feudi vicini. A seguito di
questa impostazione autarchica dell'economia e per
meglio fronteggiare le necessità si aumentò la
produzione trasformando pascoli e foreste in terra
coltivabile. Questo portò inevitabilmente ad un
miglioramento delle condizioni di vita e all'aumento
della popolazione. Il rifiorire dell'attività agricola
determinò una lenta ma sicura ripresa economica che
culminò nelle industrie e nei commerci dell'età
comunale.
Il Feudalesimo, con il sistema delle sub
- infeudazioni, produsse la formazione della piccola
proprietà contadina e - paradossalmente - sgretolò il
latifondo da cui era nato. Nel secolo XI, data la
particolare posizione geografica e il nuovo assetto
monetario dell'economia in Italia si verificò, in
anticipo sugli altri Paesi europei, una ripresa dei
commerci, un significativo arricchimento della
popolazione e un deciso avviamento capitalistico.
Le città risorsero dal loro squallore, si
estesero per includere i sobborghi cresciuti lungo le
vie esterne, gli abitanti acquistarono dignità di
cittadini e desiderarono autogovernarsi. La rinascita
del popolo italiano aderente allo spirito latino ma con
una diversa fisionomia che non presenta tuttavia
deformazioni barbariche in quanto gli elementi germanici
sono positivamente assorbiti, si concretizza anche in
una decisa ripresa culturale.
Nasce il ''volgare'', la lingua italiana
che è la stessa lingua latina trasformata. Risorgono le
tradizioni tipiche che si manifestano nel costume, nella
cultura e in un risorgente spirito religioso. Si và
lentamente delineando l'insorgenza dell'autonomia
comunale come effetto della declinante signoria dei
Vescovi - Conti. Riforma della Chiesa e lotta contro
l'Impero, sviluppo delle repubbliche marinare,
unificazione del Mezzogiorno con i Normanni, riconquista
del mediterraneo con le Crociate. Il Comune è
un'istituzione tipica della storia italiana. Per la
lontananza e l'impotenza della autorità centrale
(Impero), il moto ascensionale dei ceti cittadini
(mercanti, artigiani, salariati) produsse forme autonome
di governo. I cittadini, divenuti più numerosi, più
ricchi e più istruiti non vogliono essere più soggetti
ai vescovi-conti o ai grandi feudatari della campagna e
si mettono sotto il governo di magistrati da loro stessi
eletti ( i Consoli ), si radunano a parlamento in una
Piazza o in una Chiesa per discutere i problemi e gli
interessi della città ed osano persino entrare in guerra
contro i feudatari delle campagne. Ogni città
costituisce un Comune che è un vero e proprio - seppur
piccolo - Stato repubblicano con poteri quasi sovrani:
diritto di pace e di guerra, amministrazione della
giustizia, la coniazione della moneta, la riscossione
delle imposte. Una nuova struttura politica che si
sostituisce al sistema feudale fondata su un'economia
monetaria. Nel trapasso dal XII al XIII secolo si rese
necessaria la sostituzione del Podestà ai Consoli poichè
il Comune si era notevolmente ingrandito con la
sottimissione del ''Contado'' (il territorio esterno
alla città) e con il conseguente inurbamento dei
contadini che erano attratti dalla possibilità di
diventare operai dell'industria ed avere un salario. Il
popolo si ordinò nelle Corporazioni d'arte ( Arti ) che
riunivano e associavano quanti svolgevano attività
affini o esercitavano la stessa professione. Le Arti
ebbero una funzione fondamentale nel Comune sotto
l'aspetto economico e socio-politico. Con una
meticolosa regolamentazione e organizzazione del lavoro
favorirono il progresso tecnologico dell'industria e
disciplinarono, secondo principi di giustizia ed equità,
le attività professionali. Politicamente acquisirono una
grande forza e fornirono i quadri per il governo del
Comune. Poichè i Comuni si erano affermati durante una
profonda crisi dell'Impero (1125 - 1152 ), era
inevitabile che con l'acquisizione della Corona da parte
di una forte personalità non venisse tollerata questa
novità politica sorta e affermatasi in Italia.
L'Imperatore che volle il ritorno alla
legalità fu Federico I° il Barbarossa della Casa di
Svevia ( 1152 - 1190) che lottò disperatamente contro i
Comuni i quali, con altrettanta determinazione e
virulenza, difesero le libertà e il progresso
conquistati.
Col la vittoria di Legnano della Quinta
Lega Lombarda(1176), i Comuni italiani individuarono
nell'Imperatore il nemico e questo ne fu il grande
significato storico e politico. Federico I° fu costretto
alla pace di Venezia(1177) a cui seguì il Trattato di
Costanza (1183) con i Comuni. Così si conciliarono le
libertà cittadine con l'ossequio formale all'Imperatore.
Un grande scontro ideologico-politico fu quello tra il
Papa Innocenzo III (1198 - 1216 ) e Federico II (1197 -
1250). Questo Papa intervenne nelle contese per la
successione in Germania riuscendo a farlo elevare alla
corona d'Imperatore (1212).
Promosse la IV Crociata, sconfisse in
Francia gli Albigesi, legò molti Principi europei al
Papato con il Patto di vassallaggio, attuando una
sostanziale ''Teocrazia''. E' il tempo delle nuove
fondazioni monastiche in particolare quella dei
Domenicani di Domenico di Guzman (1170 - 1221 ) e quella
dei Francescani di Francesco d'Assisi ( 1182-1224).
L'inadempienza di Federico II alle promesse fatte ad
Innocenzo III (mancata rinuncia al Regno di Sicilia e il
non aver partecipato alla nuova Crociata) fu causa di
gravi contrasti col Papa Gregorio IX (1227-1241) che più
volte scomunicò l'Imperatore.
La supremazia politica del Papato declina
avendo trovato in Federico II un oppositore durissimo e
ostinato.
E' il tempo dei grandi luminari del
pensiero teologico: il francescano San Bonaventura e i
domenicani Alberto Magno ( 1225 - 1274 ) e San Tommaso
d'Aquino il quale con la sua opera Summa Theologiae
tentò di conciliare la scienza con la fede
cristianizzando il filosofo greco Aristotele.
Dal trionfo del dogma cattolico doveva
inevitabilmente derivare l'intolleranza più ottusa e
determinata.
Questo portò alla persecuzione
dell'eresia mediante un'istituzione tristemente famosa:
il Tribunale dell'Inquisizione che perseguiva gli
eretici e li consegnava alle più incredibili sanzioni
dell'Autorità laica (il braccio secolare della Chiesa ).
Si riaccese il conflitto tra l'Impero e i Comuni:
l'Imperatore voleva limitare le loro ''franchigie''
almeno nei termini del trattato di Costanza ma i Comuni,
avendo sviluppato nuove libertà, aspiravano ad
un'independenza maggiore.
I Comuni, a San Zenone presso Mantova,
strinsero una nuova alleanza tra loro (la seconda Lega
Lombarda) che fu sconfitta da Federico II a Cortenuova
nel Bergamasco (1237). La morte di Federico II ( 1250 )
spense un grande nemico della Chiesa ma anche la
possibilità di un'unificazione ghibellina dell'Italia
come giusto contrappeso al potere dei Papi. La fine del
Medioevo si annuncia con il progressivo e inevitabile
tramonto del Papato politico e dell'Impero.
|