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La vita di questo monaco amanuense vissuto
nell'Abbazia di Farfa, autore di diverse opere sulle
vicende storiche e politiche osservate da una
posizione privilegiata come quella di Farfa,
all'epoca molto influente e potente. Basta pensare
che l'abbate arrivava a controllare un territorio
che andava dalle odierne Marche fino a Gaeta.

Tutte le
notizie sono tratte dal quaderno n. 1 "Gregorio
da Catino" realizzato dal Prof. Mario Lucarelli
e dai suoi collaboratori.
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Gregorio da Catino nacque nel 1060 da Dono e
Teodoranda, Signori di Catino e di altri castelli
posti nelle vicinanze. La madre già prossima a
morire, volle costituire una consistente dote in
beni materiali per i figli Gregorio e Donadeo e col
consenso del marito, intese affidarli all'
Abbazia di Farfa. Poco più avanti, nel 1068, il
fratello Donadeo morirà e Gregorio continuerà gli
studi classici e teologici. A questi Gregorio
aggiunge quelli storici e inizia così a riordinare
l'immenso patrimonio cartaceo del monastero
farfense, che vedeva disperso, scomposto e
difficilmente controllabile. Così al tempo del nuovo
abate di Farfa Berardo II egli intraprese l'opera,
per la quale oggi lo ricordiamo: il Regesto
Farfense, la sua prima testimonianza storica che
va dall'epoca franco longobarda, al secolo XI.
Nonostante l'ostilità dell'abate Berardo II prima e
poi quella del suo successore, il longobardo Oddone,
i quali intendevano sottomettere alla propria
volontà Gregorio, né una temporanea cecità per
affaticamento degli occhi, la "caligo oculorum" come
egli stesso la definì, a causa della quale giunto
quasi al termine del lavoro, dovrà farsi aiutare
nella trascrizione dal benedettino farfense, il
nipote Todino, per completare l'opera. Todino,
sebbene guidato dallo zio, non manterrà la
corrispondenza al suo dettato, aggiungendo parti non
correlate alfabeticamente e con una grafia non
comparabile a quella di Gregorio (le parti aggiunte
da Todino comprendono la storia dal 460 al 520
circa). E' proprio questo, il "Regesto Farfense", il
documentum che ha reso monumentale la figura di
Gregorio da Catino. Un'opera veramente gigantesca
per la quantità delle notizie riportate e che nasce
dall'analisi di 1324 fogli del cartulario, dei quali
almeno 350 molto antichi, concernenti i diritti
legali e i rapporti esistenti tra gli invasori
franco longobardi e le sottoposte popolazioni locali
nei secoli VIII e IX. Ma infine l'opera terminò,
passati oltre 30 anni di fatiche, rinunce e
avversità, con meritati riconoscimenti. Dopo il
"Regesto Farfense " (1092/1099), l'umile ma indefeso
frate "Gregorius presbiter et monacus" si applicò ad
altre tre opere fondamentali: il "Chronicon di
Farfa" (1099/1125), contenente cronache e storie
del suo tempo. Lo scrisse all'epoca dell'abate
Adinolfo I (1099/1112). Poi il "Liber largitorium"
(1105 circa) che tratta, a partire dal 792 fino al
tempo in cui vive Gregorio, delle concessioni
rilasciate dagli abati di Farfa ad altre, a Titolo
di Livello (documento di contratto medioevale, di
concessione gratuita o semigratuita di un bene
rustico, per un periodo determinato ) e di Enfiteusi
( diritto reale di uso di un terreno altrui con
l'obbligo di migliorarlo e di pagare un canone. Con
l'affrancazione si può riscattare il fondo). Quindi
il "Floriger" (Liber Floriger Chartarum Cenobii
Farfensis), scritto nel 1131/1132, iniziato
quando aveva appena superato i 70 anni. Il
"Floriger" comprende un repertorio di chiese, fondi,
locatari e donatori, messi in ordine alfabetico e
con continui richiami di riferimento al "Regesto
Farfense". Ancora scriverà "Orthodoxa Defensio
Imperialis" (1111) e molti altri documenti di
minor valore storico e letterario. Non sappiamo dire
altro di lui, perché non sono molte e purtroppo
attendibili le notizie che dopo il 1133 lo
riguardano. Tanto che per alcuni studiosi esse non
vanno prese in considerazione, avendo egli terminato
la propria esistenza terrena in quell'anno; per
altri essa avverrà più avanti, ma senza certezze,
intorno al 1150. |