San Rocco
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San Rocco Nato Montpellier, 1345/1350 Morto Voghera, notte tra 15 e 16 agosto 1376/1379 Venerato da Chiesa cattolica romana, Chiesa ortodossa greca, Chiesa Anglicana Beatificazione Canonizzazione 1584 da Papa Gregorio XIII Ricorrenza 16 agosto Attributi abito da pellegrino (mantello, bastone, conchiglia, scarsella, zucca-borraccia), piaga della peste su una gamba, un cane ai suoi piedi con in bocca un pezzo di pane, croce rossa sul lato del cuore, angelo che reca una tavoletta. Patrono di contagiati, emarginati, viandanti e pellegrini, operatori sanitari, farmacisti, volontari |
La storicità di San RoccoLe ricerche dello storico contemporaneo belga Pierre Bolle (le più recenti sono state avviate nel 2001), che rappresentano oggi il più approfondito lavoro sulle agiografie di Rocco di Montpellier, hanno messo in luce la non del tutto acquisita storicità di questa figura di santo, le cui biografie convenzionalemente richiamate fino a queso lavoro di revisione, erano incrementate da elementi spuri e/o leggendari che intaccavano pure le date della sua vita. La revisione dello studioso è servita a chiarire la cronologicità delle agiografie ed a rivoluzionare le cronologie stesse (quale fosse la più antica e quali fossero invece semplici e/o successive rielaborazioni ed aggiunte), secondo una rigorosa metodologia storica. Secondo lo stesso Pierre Bolle, dunque, la figura di San Rocco convenzionalmente conosciuta fino a poco tempo fa sarebbe quindi stata la “rivisitazione agiografica" di un suo omonimo più antico, San Racho di Autun, vissuto prima dell'anno 1000. Quest’ultimo, patrono dei prigionieri per essere lui stesso stato imprigionato dai suoi accusatori in un’isoletta presso le coste Britanniche, era invocato contro le tempeste, e data l’assonanza, sarebbe alla base sia della confusione dei nomi (Raco/Rocco), sia della titolarità del patronato di guaritore dalla peste, che si sarebbe generato per aferesi (= caduta della prima sillaba di una parola) della parola francese tempeste: cosicché da Raco invocato a protezione dalle tem-peste a Rocco protettore dalla "-peste", il passo fu breve, tanto più se si pensa che le teorie della medicina galenica di allora attribuivano l’origine dei morbi alla corruzione dell’aria ed alla conseguente rottura dell’equilibrio all’interno del corpo umano. Le tesi di Bolle hanno rivoluzionato gli studi sul santo, anche se in campo agiografico l'esistenza di "doppioni" ed omonimi alla base della creazione di nuovi santi è un procedimento conosciuto, come ad esempio nel caso dei santi Vincenzo D'Agen e Albano di Namur. Tutto questo lavoro ovviamente nulla toglie alla vicenda sia umana che religiosa del nostro santo, che anzi riemerge da questa revisione "disincrostato" da elementi pietistici fine a sè stessi e che appesantivano il lineare inquadramento dei suoi carisma, figura ed esempio.
La vita secondo l'agiografia comparata alle più recenti indagini biograficheConfrontando ed incrociando le date della vita del nostro santo e gli eventi storici dell'epoca, è nella seconda metà del ‘300 che si può attestare che nelle carceri di Voghera moriva un pellegrino di origine francese arrestato circa 5 anni prima nei pressi della vicina località di Broni, con l’accusa di spionaggio aggravata dalla reticenza nel dare le proprie generalità (le fonti più datate, ad esempio, sono concordi nel ricordare che la morte di San Rocco di Montpellier avvenne di martedì: l’unico anno in cui la notte tra il 15 ed il 16 agosto cadeva di martedì era il 1379). Attorno a quest’uomo aleggiava già una certa fama di santità, accompagnata dai fatti di Piacenza e Sarmato, fama di santità che avrebbe portato all’acclamazione della stessa sia durante il Concilio di Costanza e sia con il decreto pontificio di attestazione dell’esistenza e rilevanza del culto, come si dirà infra. Su Rocco di Montpellier si inseriranno e si confonderanno, è vero, elementi di Racho di Autun ma saranno sufficienti pochi decenni perché le fonti (sebbene parziali) restituiscano sufficienti elementi di valutazione, fondamentali ai fini del culto per avvalorare il quale la ricerca storica cerca di rimuovere gli elementi spuri. Tra quelli da tenere sempre presenti vanno considerati: ->l’antichità provata e documentata del culto, ->la presenza delle reliquie, ->la diffusione e la persistenza del culto stesso, non certo per ragioni emotive (in sostanza sono gli elementi su cui Pierre Bolle lavora, come del resto su dati simili, ben prima di lui, già i “Bollandisti” avevano basato la loro severa opera di disamina). Tutti concordano che sia nato a Montpellier, in Francia, da famiglia agiata, forse i Delacroix (Giovanni e Libera), che erano tra i maggiorenti cittadini e consoli della città. Perduti i genitori in giovane età, distribuì i suoi averi ai poveri e s'incamminò in pellegrinaggio verso Roma. Arrivato in Italia, durante le epidemie di peste andava a soccorrerne i contagiati anziché fuggire i luoghi ammorbati. Verosimilmente l'epidemia più rilevante di cui si tratta era la cosiddetta Peste Nera che intorno alla metà del Trecento devastò l'intera Europa, ma che già prima e anche dopo continuò a manifestarsi qua e là. Acquapendente è una delle poche città ricordate unanimemente da tutte le antiche agiografie, non solo come tappa fondamentale ed irrinunciabile per qualunque pellegrino medievale diretto a Roma, ma soprattutto in quanto suggestivo luogo del primo, importante episodio della vita di san Rocco in terra italiana: l'incontro con Vincenzo nel locale Hospitale di San Gregorio, incontro magistralmente narrato da Francesco Diedo nella sua Vita Sancti Rochi (1479), è infatti diventato l’unico che possa essere paragonato, in termini di popolarità, con i celebri eventi della zona di Piacenza[1]. Tra i luoghi toccati durante il cammino per Roma ci sono Cesena e a Rimini (qui però verosimilmente passò non all'andata ma sulla via del rimpatrio), dove intervenne in altre epidemie, occupandosi di malati che, a volte, venivano abbandonati persino dai familiari. Molti di essi guarirono in modo miracoloso, cosa che iniziò a far emergere i carismi del nostro santo presso la gente. Giunto a Roma tra il 1367 ed il 1368, vi rimase tre anni, e qui curò, fino ad ottenerne la guarigione, un cardinale che lo presentò al papa[2]. Anche il ritorno da Roma a Montpellier fu interrotto da un'epidemia di peste, in corso a Piacenza. Rocco vi si fermò ma, mentre assisteva gli ammalati dell’Ospedale di Santa Maria di Betlemme, venne contagiato. Allora, un po' per non aumentare il contagio e un po' per tener fede al voto di anonimato che aveva fatto come pellegrino, si trascinò fino ad una grotta (tuttora esistente, trasformata in luogo di culto) lungo il fiume Trebbia, in una zona che all'epoca era alla periferia di Sarmato, sempre sulla via Francigena. La tradizione indica a questo punto un cane (che tanti artisti dipingeranno o scolpiranno al fianco del nostro santo) che durante la degenza di Rocco appestato provvedeva quotidianamente a portargli come alimento un pezzo di pane sottratto alla mensa del suo padrone e signore del castello di Sarmato, il nobile Gottardo Pallastrelli. Rocco, quindi soccorso e curato dal nobile signore, dopo la guarigione riprese il suo cammino. Gottardo voleva seguirlo nella vita di penitenza ma Rocco glielo sconsigliò. Gottardo divenne il primo biografo del santo pellegrino e (secondo la tradizione) ne dipinse il primo ritratto, tuttora visibile, affrescato nella chiesa di Sant'Anna di Piacenza. Tuttavia il più antico simulacro che lo raffigura sembra proprio essere la statuetta ora conservata a Grenoble. Lungo la storia san Rocco è pure venerato quale Terziario Francescano, al pari di san Corrado Confalonieri da Piacenza [3], che fino al 1340 circa, proprio non molto lontano da Sarmato, si era ritirato nell'hospitio di Calendasco, presso il passo del Po lungo la via Francigena, per poi partire pellegrino e morire nel 1351 a Noto in Sicilia. I privilegi papali concessi al Terz'Ordine Regolare nel 1475 e poi nel 1547 per l'Ufficiatura Liturgica propria di San Rocco, fanno menzione di altri più antichi documenti papali, quali quelli di Papa Onorio III e Papa Gregorio IX[4]. Quello che avrebbe dovuto essere il ritorno a Montpellier, però, si interruppe a Voghera. Nessuno lo riconobbe, pur essendo i suoi parenti materni di origine lombarda: scambiato per una spia, finì in carcere senza ribellarsi, e vi restò per un lungo periodo (dai tre ai cinque anni, a seconda delle biografie), fino a morire trentaduenne, nella notte tra il 15 ed il 16 agosto di un anno imprecisato tra il 1376 ed il 1379. Non morì certamente ad Angera, sul Lago Maggiore: questa località veniva indicata a causa di errori di dizione ormai definitivamente dimostrati e risolti dagli studiosi.
Le reliquieNel 1483, dopo alterne vicende di trafugamenti e compravendite, i suoi resti (salva una parte delle ossa di un braccio lasciate a Voghera) furono portati a Venezia, trovando definitiva collocazione nella chiesa a lui intitolata. Successivamente una reliquia sempre delle ossa di un braccio fu fatta giungere a Roma ed un'altra donata alla città di Montpellier.
Il cultoRocco venne invocato come santo già durante il Concilio di Costanza 1414. Nel 1584 ne venne sancita la santificazione, per la fondatezza e rilevanza del suo culto, già da tempo esistente. Papa Gregorio XIII ne fissò la sua festa al 16 agosto. Come citato, venne ricordato con Ufficiatura Liturgica propria quale appartenente ai Terziari francescani, anche se alcune non ancora provate tesi sulla sua "francescanità" pare affermino che essa sia dovuta all'azione dei religiosi francescani, appunto, che ne diffusero il culto sia su richiesta della Corte del Regno delle Due Sicilie (alcuni Borboni furono guariti per sua intercessione) che per mandato di Pontefici provenienti dall'Ordine dei Minori. Nella zona di Montpellier il suo culto arrivò dopo (la prima processione rilevante in suo onore fu celebrata nel 1505), per propagazione dal nord della Francia dove era stato diffuso a seguito dello zelo della famiglia di commercianti germanico-veneziani Imhoff. Ivi chi fu maggiormente investito di far conoscere questa carismatica figura di santità furono: -> i Domenicani (la prima cappella dedicatagli fu eretta nel convento c.d. "dei Giacobini", casa domenicana del centro storico di Montpellier, tuttora attiva) -> i Trinitari (la casa religiosa più importante della zona era quella di Arles, dove si custodivano le reliquie di san Rocco di Autun, in seguito fu aperta quella di Montpellier dove la famiglia De Castries fece giungere la reliquia -tuttora conservata e venerata- di una tibia di san Rocco di Montpellier, appunto); questi religiosi guidavano la processione che la sera del 15 agosto si recava dinanzi alla casa del nostro santo per cantarvi l'inno Ave Roche; dopo le soppressioni la loro chiesa fu riconsacrata nel 1830 come santuario -tuttora esistente- del nostro santo -> ma anche i Francescani, come indicano chiaramente ad esempio le "Fonti Francescane", che sono una preziosa raccolta di documenti sulla storia del francescanesimo in generale, che riportano tutta la documentazione coeva a S. Francesco ed oltre, proprio relativamente alla diffusione del suo Ordine da poco approvato, e che in Francia, così come in tantissime altre nazioni, avrà una diffusione capillare.[5] Il culto di san Rocco è popolarissimo da secoli in Europa. Lo si invocava contro la peste, malattia che non lasciava scampo e che a più riprese si diffuse per contagio nel "vecchio continente" mietendo milioni di vittime. I recenti aggiornamenti liturgici gli riconoscono pure il patronato contro le altre malattie contagiose, AIDS compresa. Le confraternite intitolate a San Rocco (a cominciare dall'Arciconfraternita Scuola Grande di Venezia, che ne custodisce il corpo), iniziarono ad essere istituite dalla seconda metà del '400 e si occuparono tra l'altro anche della sepoltura dei cadaveri abbandonati durante le epidemie. Quella di Roma dal 1556 ha il titolo di Arciconfraternita (decreto di Papa Paolo IV) con la facoltà di aggregare altre confraternite omonime. Nella sua chiesa, per volontà di Papa Clemente VIII, dal 1575 è custodita l'Insigne Reliquia del braccio destro di San Rocco, oggi pellegrina. Come detto sopra, la principale Reliquia insigne del nostro santo resta quella custodita nella chiesa parrocchiale di San Rocco di Voghera, che ne custodì il corpo fino alla fine del '400 quando fu portato a Venezia. Voghera rimane comunque il centro da cui si sviluppò il culto del santo pellegrino di Montpellier, la cui celebrazione è attestata a partire dalla fine del '300 (il primo e più antico documento al mondo, attualmente disponibile, in cui se ne parli, è lo statuto comunale vogherese di quel tempo). È invocato nelle campagne contro le malattie del bestiame e le catastrofi naturali, visto il suo carisma di guarigione e l'uso che aveva - conformemente al suo carisma - di invocare la protezione di Dio sui luoghi che toccava, prima di lasciarli. È patrono pure degli invalidi, dei prigionieri e degli emarginati, per aver provato le stesse situazioni quand'era in vita. La sua popolarità rimane ancora ben viva, tanto che - sia in Italia che all'estero - è patrono di numerosi paesi, e diverse località portano il suo nome. Per una prima possibile lista (sempre incrementabile) di questi luoghi, vedi San Rocco (disambigua)
IconografiaNumerosissime sono le sue raffigurazioni, da quelle più semplici e popolari fino a quelle dei grandi maestri dell'arte. In esse il santo viene presentato in abito da pellegrino, con una serie di caratteristiche e simboli che si ripetono in modo più o meno costante e che comunque permettono di riconoscerlo abbastanza agevolmente e prontamente anche quando non ci sono altri dati che permettono di individuare chi è raffigurato sul simulacro di cui si tratta:
Tradizioni religiose legate a San RoccoFoglianise (BN) - Festa del Grano (16 agosto): riproduzione della statua di San Rocco di Foglianise, realizzata con tecniche differenti di intreccio di steli di grano
Centri di promozione rocchiana (culto, cultura, azione socio-caritativa) [modifica]Questa elencazione non è casuale ma segue innanzitutto il percorso delle località che furono toccate dal santo e quindi di quelle dove, dopo la sua morte, si sviluppò e propagò il suo culto.
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