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 PREMESSA  STORICA

 

Nel 290 a. C. le milizie romane al comando di Manio Curio Dentato conquistarono la Sabina ed iniziò la sua ''romanizzazione'' che avvenne con l'inserimento di coloni: soldati romani che avevano già prestato servizio militare e che - ove necessario - avevano la capacità professionale di provvedere alla difesa del territorio. La prova che la maggior parte della popolazione fosse di estrazione romana  quindi affidabile fu la concessione nel 268 a.C., appena 22 anni dopo la conquista, dello Jus suffragi ferendi (diritto al voto).  La maggior parte del territorio era coperta da boschi e solo il dieci per cento (solitamente le zone pianeggianti e in vicinanza di corsi d'acqua ) era terreno coltivabile.

L'attività economica era prevalentemente agricola(ulivo e vite le colture preminenti) più modesti allevamenti di bestiame.

Alle povere capanne si sostituirono nel I° secolo a.C. le Villae che, soprattutto inizialmente, costituivano piccoli nuclei abitati di tipo rurale. Il Pagus era, nell'ordinamento romano, una zona rurale abitata da una medesima etnia sparsa in piccoli centri (Vicus) costituenti distretti territorialmente definiti ma privi di ogni autonomia giurisdizionale, amministrativa e finanziaria. L'unità elementare di queste strutture era il Fundus cioè un piccolo appezzamento di terreno sito in una certa località ed appartenente ad uno o più proprietari.

Dopo l'Imperatore Costantino (312 - 337) l'Italia venne divisa in 17 Provincie e la Sabina fu incorporata in quella dell'Umbria e della Tuscia.

A determinare la fine dell'Impero romano concorsero tre fattori: la crisi politica interna, l'affermazione del Cristianesimo e le invasioni barbariche.

Il trionfo del Cristianesimo nel secolo IV° d.C. cambiò il volto dell'Impero. Si affermò una nuova concezione del mondo e una ideologia che aveva come obiettivo una organizzazione sociale in cui erano privilegiati valori nuovi e diversi da quelli della romanità.

Il colpo di grazia venne dalle invasioni barbariche, un grande scontro tra due civiltà: la romanità e il gemanesimo.

Dalla rottura visigotica del confine danubiano (376 d.C.) e da quella vandalica del confine renano (406 d.C.) si svilupparono due direttrici nel movimento migratorio germanico che avevano come obiettivo fondamentale Roma, dopo la conquista delle provincie periferiche.

I Visigoti saccheggiarono Roma nel 410 d.C. e si spinsero verso le vicine pianure sabine depredandole e devastandole. Ad essi seguirono gli Ostrogoti e i Longobardi. Quest'ultimi invasero l'Italia nel 568, s'impadronirono di Pavia che ne fecero capitale del loro Regno e si sparsero per l'Italia. I loro insediamenti più meridionali furono il Ducato di Spoleto (569-570) e quello di Benevento (571).

La Regione Sabina fu divisa in due parti: quella romana al di là del torrente Allia (il Corese) amministrata dai Rettori del Patrimonio pontificio di cui costituiva una delle porzioni più consistenti(Patrimonium Sabinense); l'altra - il primitivo territorio dei Sabini - fu incorporata nel Ducato di Spoleto.

Le invasioni barbariche oltre a saccheggiare, devastare e distruggere costrinsero i pochi superstiti a riunirsi in località di più difficile accesso costruendo strutture urbane fortificate (Castra ovvero castelli) in cui rifugiarsi e proteggersi. Dal sistema del castrum derivò il Podium (Poggio, altura) cioè una struttura protetta realizzata in cima a piccoli colli ma meno fortificata e militarizzata.

Nella Bassa Sabina i Longobardi del Ducato di Spoleto organizzarono il dominio occupando le posizioni economicamente e strategicamente più favorevoli fondando Monasteri e Castelli.

 

 

 Tutte i cenni storici  sono tratti dal libro “CATINO E POGGIO CATINO” di Rodolfo Cortesi, si ringrazia l’autore per la gentile concessione

 

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