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Poggio
Catino è situato sul versante preappenninico dei Monti Sabini, sulla
riva sinistra del Tevere, in posizione pressochè
equidistante da Rieti, Roma e Terni.
Poggio Catino e Catino sono due centri
urbani poco distanti, a circa 385 metri di altitudine e costituenti lo stesso Comune.
Hanno alle spalle un territorio boscoso
nel quale s'inerpica una strada che conduce a Rieti attraversando il torrente Galantino che
scorre in una profonda gola tra le rovine di due Castelli situati sulla cima di ripide
alture: il Tancia sul lato settentrionale e il Fatucchio su
quello meridionale.
Due montagne si stagliano sul crinale:
Monte Pizzuto (mt. 1287,2 ) e il Monte Tancia (1287,0 ).
Il Comune di Poggio Catino ingloba un
territorio di 15 chilometri quadrati confinante con Poggio Mirteto, Forano, Cantalupo,
Roccantica, Monte San Giovanni e Salisano.
Non esistono riferimenti storici che
consentano di datare con esattezza la loro origine. E' solo certo che Catino sia sorto prima
di Poggio Catino, nel periodo della dominazione Longobarda ( 652 - 774 ): la Torre
pentagonale ne è una testimonianza. Poggio Catino è un insediamento
satellitare. Infatti, data l'impossibilità per il Castrum (Castello ovvero luogo fortificato) di
Catino di ampliarsi (poichè costruito sulla spalla rocciosa di una
dolina, verticale su un lato e a forte acclivio sul lato opposto) per
accogliere un più consistente insediamento urbano, venne costruito un
nuovo castrum a pochissima distanza e sull'altura di un poggio (Moricone)
in posizione strategica altrettanto felice.
Catino nacque come insediamento fondato dai
Longobardi del Ducato di Spoleto alla fine del VII sec.; vi fu infatti
insediata una fara (gruppo di guerrieri legati da vincoli parentali) a
controllo del territorio. Catino sorgeva infatti sulla strada di
collegamento tra la Sabina e Rieti, strada alternativa alla Salaria, che
passa sotto il monte Tancia (1292 mt.) nei pressi del fiume Tevere, che
scorre poco distante, e che segnava il confine del Ducato Romano con i
territori Longobardi. Uno strategico avamposto su un sito di confine;
dove i Longombardi costruirono una rocca con la sua torre di
avvistamento, dalla quale controllavano l’accesso alla strada. Dopo le
distruzione avvenute con le invasioni barbariche, questo castello tornò
ad essere nuovamente un polo di aggregazione sia amministrativo che
economico per le popolazione sparse nel territorio. Nel XI sec. Catino
fu assoggettato dall’Abbazia di Farfa con tutti i suoi possedimenti
diffusi nell’area come il Castello di Luco (in zona S. Valentino di
Poggio Mirteto), Poggio Ciciliano, Rocca Forcelle, le Rocche di Tancia e
Fatucchio.
Due furono i motivi che portarono alla fondazione
di Poggio Catino: l’impossibilità di ampliare il tessuto urbano di
Catino data la sua particolare posizione geografica, ormai di dimensioni
troppo ridotte rispetto all’ampliamento demografico e il volerne tener
sotto controllo lo sviluppo politico – economico, amministrato dalle
signorie locali.
La prima menzione di Poggio Catino è databile 1072,
quando viene citato in un documento farfense. Sulla collina di Moricone
fu costruita la Rocca, cinta di mura bastionate, all’interno della quale
si trovavano alcune case e la chiesa. Nella prima metà del XII il
Castello di Catino e il suo Poggio si costituirono in un libero comune;
che però fu sempre soggetto al dominio di una famiglia baronale del
luogo. Si alternano al possesso: i Conti S. Eustachio, gli Orsini, i
Savelli e gli Olgiati.
Agli Olgiati si deve la costruzione nel 1616
dell’acquedotto della Canale, i lavori di restauro alla Chiesa di San
Nicola, e la ristrutturazione del palazzo Baronale con giardino annesso.
Il 6 luglio del 1816 il papa Pio VII (1800 –
1823) abolì i diritti feudali, e nell’ottobre dello stesso anno Giovan
Battista Olgiati rinunciò alla giurisdizione baronale di Poggio Catino e
di Catino.
Poggio Catino divenne comune autonomo, con frazione
Catino, nel 1853, nei due centri vivevano 751 abitanti, suddivisi in 157
famiglie che abitavano in 149 case.
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